Come Impiantare e Gestire l’Arboreto

L’impianto dell’arboreto è un’operazione che comporta scelte di carattere tecnico ed economico molto importanti per il frutticoltore. In particolare sono da considerare due aspetti tra di loro interconnessi: quello agronomico e quello tecnico.
Tra i fattori di natura agronomica sicuramente bisognerà considerare la scelta delle specie, delle varietà e dei portinnesti da adottare in relazione alla zona e alle caratteristiche del terreno. In quest’ambito gioca un ruolo importante anche il clima: bisogna considerare la temperatura massima e minima e anche la presenza di forti venti o grandinate copiose.

Gli aspetti tecnici influiscono invece sulla collocazione del prodotto nei mercati e anche sulla vicinanza di eventuali industrie trasformatrici.

Le operazioni di impianto di un arboreto durano dai 2 ai 3 anni nel caso di un vigneto, 5-6 anni per un agrumeto e persino 7-10 anni per un oliveto.

L’impianto è preceduto da alcune operazioni che sono
-sistemazione superficiale ed idraulica del terreno
-squadratura dell’appezzamento
-tracciamento della piantagione e formazione delle buche
-analisi del terreno
-concimazione organico minerale
-messa a dimora degli astoni.

Le operazioni preliminari di preparazione di terreni prevedono, in primo luogo, la sistemazione della loro superficie intervenendo, se necessario, con ruspe per livellarla e per predisporre le pendenze eventualmente richieste dal metodo di irrigazione o più semplicemente dalle acque meteoriche in eccesso.
La realizzazione delle scoline e, più in generale dell’affossatura aziendale, integra la sistemazione del suolo.
La regimazione idrica del terreno può essere affidata anche al drenaggio che consiste nell’installazione permanente di speciali tubi forati ad una profondità superiore del franco di coltivazione. La distanza tra i tubi varia con la tessitura del terreno.
Nella sistemazione dei terreni declivi è da tenere presente la tendenza ad effettuare gli impianti arborei a rittochino invece che gli oneri sistemi di terrazzamento.
In pianura ed in collina, la sistemazione dei terreni si conclude con la suddivisione della loro superficie in appezzamenti preferibilmente regolari e rettangolari e con il tracciamento della viabilità aziendale per consentire un agevole impiego di mezzi aziendali.

A questo punto si procede con il tracciamento della piantagione. Ha lo scopo di localizzare i punti in cui effettuare le successiva formazione delle buche (larghezza 40 cm, profondità 70 cm) tenendo presente il sesto di impianto da adottare.
L’apertura delle buche può essere fatta manualmente oppure mediante una trivella azionata dalla presa di potenza di una trattrice. Il terreno è così pronto ad ospitare le piantine.
Sul fondo delle buche si distribuisce una piccola quantità di fertilizzanti (concimazione pre-impianto), quindi uno strato di terra asciutta e finemente frantumata. In ciascuna buca così parzialmente riempita si colloca la pianta da mettere a dimora. Si completa quindi il riempimento della buca comprimendo la terra che vi viene gradualmente gettata, in modo da farla aderire bene alle radici.

La concimazione pre impianto, ha lo scopo di costituire nell’unità di suolo un’adeguata ed omogenea riserva di sostanza organica (fino a 600q/ha di letame maturo) e minerale (fino a 200-300 kg/ha di fosforo e potassio). Essa non riguarda l’azoto.
Per impostare razionalmente questo tipo di operazione, occorre conoscere le caratteristiche del terreno su cui si deve operare. È necessario, pertanto, eseguire un’accurata analisi del terreno.
Tale analisi si compie prelevando campioni di terreno ed eseguendo analisi in laboratorio per la determinazione della granulometria, della reazione, del contenuto di calcare, sostanza organica e macroelementi.
Considerando l’analisi del terreno si deduce che nei terreni compatti si deve tendere a portare in tutto lo strato di terreno la necessaria integrazione di sostanza organica, di fosforo e di potassio; nei terreni a scheletro prevalente e in quelli molto sciolti, invece, la concimazione di base può essere limitata alla somministrazione di sostanza organica, poco dilavabile, a lento effetto ma decisiva per il miglioramento delle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche dei terreni di questo tipo.

A questo punto si procede all’impianto. Questo consiste, come descritto precedentemente, nel posizionare le piantine nell’apposito buca.
Bisogna comunque fare delle considerazioni. Le piante che provengono dal vivaio con pane di terra, hanno un attecchimento più facile e non richiedono particolari cure al momento della messa a dimora. Le piante a radice nuda vengono invece sottoposte, al momento della piantagione, ad una moderata potatura delle radici allo scopo di eliminare quelle lesionate o disseccate e di rinnovare i tagli praticati al momento dell’estirpazione dal vivaio.
Il periodo migliore per eseguire la piantagione è l’autunno. Tale epoca dà la possibilità all’apparato radicale di svilupparsi per favorire così la ripresa vegetativa dei giovani alberi in primavera.
Le fasi appena descritte riguardano dunque l’impianto di un arboreto. Per consentirne il suo sviluppo sono necessarie operazioni ordinarie (lavorazione del suolo, concimazione, diserbo chimico, pacciamatura, irrigazione, potatura, raccolta) e straordinarie (concimazione di soccorso, irrigazione di soccorso).

Per la corretta gestione dell’arboreto sono necessarie delle operazioni ordinarie e straordinarie.

Le operazioni ordinarie consistono in
lavorazione del suolo
concimazione
diserbo chimico
pacciamatura
irrigazione
potatura

Le lavorazioni ordinarie del suolo sono finalizzate alla periodica somministrazione dei fertilizzanti, ma soprattutto alla costituzione e alla conservazione delle riserve idriche nel terreno. Esse mirano infatti a creare una maggiore capacità di invaso per le acque meteoriche, a favorire la loro penetrazione nel terreno e ad eliminare le erbe infestanti.
Le lavorazioni ordinarie vengono eseguite nel periodo primaverile estivo.

Considerata la prevalente distribuzione delle radici in superficie, le lavorazioni devono essere superficiali (5-10 cm), specialmente durante il periodo primaverile-estivo, mentre una relativa, maggiore profondità (20-25 cm) può essere raggiunta nelle lavorazioni di fine estate. Queste operazioni vengono praticate meccanicamente con operazioni di vario tipo (erpici, zappatrici rotative, frangizolle).
Le lavorazioni sono anche necessarie per spargere i fertilizzanti sulla superficie del terreno in modo da interrarli.
La distribuzione dei fertilizzanti, di solito, è eseguita con spandiconcimi portati da trattrice.
Nei terreni sciolti, scarsi di colloidi, l’approfondimento dei fertilizzanti azotati, fosfatici e potassici è subordinato solo alla loro solubilità e alla percolazione dell’acqua, quindi all’andamento delle precipitazioni o agli interventi irrigui.
Nei terreni compatti, invece, solo i fertilizzanti azotati si spostano con facilità insieme all’acqua di percolazione, mentre quelli fosfatici e potassici procedono solo di pochi centimetri ogni anno e quindi raggiungono molto più lentamente lo strato occupato dalle radici assorbenti degli alberi.
La pratica delle concimazioni ordinarie, per il suo carattere ricorrente nel corso del ciclo colturale, richiede un periodico controllo delle disponibilità nutrizionali del terreno, in modo da calibrare l’apporto degli elementi fertilizzanti in termini di reintegrazione delle quantità asportate (concimazione di soccorso). Bisogna quindi eseguire un’analisi del terreno oppure un’altra possibilità è offerta dalla diagnostica fogliare.

Il diserbo chimico persegue lo scopo di eliminare le piante infestanti somministrando loro prodotti tossici e senza intervenire ripetutamente con le lavorazioni sullo strato più superficiale del terreno.
La gamma dei formulati ad azione diserbante è assai vasta. Questi prodotti possono causare la morte delle infestanti (erbicidi), oppure un temporaneo disseccamento dei loro organi epigei (disseccanti); possono essere sparsi sul terreno (ad azione residuale), oppure irrorati sulle foglie delle piante da eliminare (ad azione fogliare) e in questo caso possono agire per semplice contatto, oppure per assorbimento e traslocazione (diserbanti sistemici). È consigliabile comunque procedere con cautela specialmente nell’impiego di prodotti ad azione residuale.
In alcuni casi si continua il diserbo sulla fila con l’inerbimento controllato o la lavorazione del suolo nell’interfilare affidando ai prodotti chimici un’azione complementare.
Negli arboreti giovani è prudente l’impiego di prodotti che agiscano per contatto; nei frutteti adulti con età superiore ai 5 anni, oltre ai precedenti, si possono impiegare con cautela anche graminicidi ad azione residuale.

La pacciamatura costituisce una seconda alternativa alle lavorazioni ordinarie e consiste nel coprire il suolo con uno spesso strato di materiali vegetali inerti (paglia, vinaccia, trucioli, foglie) o con fogli di plastica (polietilene) in modo da impedire lo sviluppo delle erbe infestanti e l’evaporazione del terreno.

Altra pratica fortemente necessaria nelle nostre zone, è l’irrigazione. Lo scopo è quello di integrare la disponibilità di acqua in modo da soddisfare le esigenze idriche delle colture evitando loro condizioni di stress e ottenere così il massimo rendimento.

La potatura è una pratica che tende a modificare la morfologia e la fisiologia della pianta per rendere più rapida la fruttificazione, migliorandone la quantità e la qualità dei frutti.
Gli obiettivi che questa pratica si prefigge sono quelli di accelerare lo sviluppo di giovani alberi e regolare l’equilibrio tra attività vegetativa e produttiva degli alberi adulti.
In rapporto alle fasi in cui questa pratica viene eseguita, si distingue una potatura di allevamento, praticata sugli alberi giovani per conferire loro la forma voluta, e, una potatura di produzione, applicata con gradualità agli alberi adulti per conservare la forma loro imposta e per regolare l’apporto tra l’attività vegetativa e quella produttiva.
Le principali operazioni di potatura sono scacchiatura, cimatura, decorticazione anulare, incisioni longitudinali, diradamento dei frutti. Sfogliatura, torsione, infrangimento, raccorciamento e soppressione dei rami, inclinazione, piegatura, curvatura, intaccatura, intaglio, raccorciamento e soppressione delle branche.

Le operazioni straordinarie consistono principalmente in concimazioni di soccorso e irrigazioni di soccorso.