Come e Quando Irrigare Prato e Piante

Sembra un’operazione tra le più semplici: l’annaffiatura e l’irrigazione richiedono invece conoscenza e competenza, sul consumo idrico, sul terreno, sul tipo di specie vegetale, sul consumo degli irrigatori, sulla portata e sulla pressione. Diamo uno sguardo insieme a tutti questi fattori.

Di solito la prima domanda che ci si pone è relativa a quando innaffiare e irrigare.
Il momento migliore durante la giornata per innaffiare dipende dalla stagione in cui ci si trova.
In linea di massima irrigare nelle ore più calde non è consigliabile, anche perché le gocce d’acqua che si depositano sulle foglie diventano una lente d’ingrandimento per i raggi solari che così le brucerebbero facilmente.

All’inizio della primavera e alla fine dell’autunno
In questi periodi è consigliabile innaffiare al mattino presto mentre alla sera è altamente scongliabile per il rischio di gelate notturne, soprattutto nel nord Italia, quando la temperatura dell’acqua si avvicina a quella del terreno.

In tarda primavera e in estate
Dato il grande caldo che si può avere in estate è conveniente irrigare alla sera con l’arrivo della frescura, in modo che l’acqua abbia il tempo di penetrare in profondità prima di evaporare sotto l’azione del sole al mattino. In estate l’impianto di irrigazione temporizzato può essere lasciato aperto di notte quando si ha una maggiore disponibilità di acqua.

In inverno
Nella stagione invernale il prato e le piante a foglia caduca non necessitano d’irrigazioni: ci sono già le piogge e l’umidità ambientale che ricoprono il fabbisogno giornaliero. In questo periodo l’impianto di irrigazione non dovrebbe risentire del gelo: infatti le tubature interrate sono protette dal terriccio e le valvole sono studiate in modo da evitare qualsiasi ristagno d’acqua al loro interno.

In via del tutto generale vanno evitate le giornate ventose per ridurre le perdite d’acqua delle piante per traspirazione e le ore più calde della giornata.

Quantità Acqua

Anche la quantità d’acqua impiegata nell’irrigazione dipende da alcuni fattori da valutare: l’esposizione del proprio giardino, la struttura del terreno (argilloso, sabbioso, sciolto), la presenza del vento.

Piante in vaso
Le piante in vaso necessitano di una quantità d’acqua pari a un terzo del volume del vaso e vanno annaffiate massimo ogni 2 giorni.

Alberi e arbusti alti 2 m
Richiedono 6 o 8 l di acqua al giorno, e devono essere annaffiati ogni 3 – 4 giorni.

Alberi e arbusti giovani
I giovani alberi richiedono 10 -12 l d’acqua al giorno.

Prato
Un prato in un terreno sciolto necessita al massimo di 5 l/mq di acqua al giorno per il Nord Italia che aumentano a 6 l per il centro e 7 I per il Sud.

Tipologia di suolo
Anche dal tipo di suolo dipende la quantità d’acqua da impiegare per l’innaffiatura. I terreni sabbiosi non trattengono l’acqua lasciandola scorrere facilmente. Per questo motivo bisogna innaffiare più frequentemente. Meglio ancora è correggere il terreno con l’aggiunta di materie organiche e humus. I suoli argillosi mostrano un altro problema in quanto l’acqua tende a essere trattenuta in superficie e in profondità. Ecco che allora la frequenza di irrigazione deve essere ridotta ma mostrando particolare attenzione ai periodi più secchi, momenti in cui il suolo tende a creparsi in superficie facendo evaporare l’umidità.

Per una buona irrigazione bisogna sapere che la distribuzione nel giardino e l’associazione delle piante sono delle variabili che giocano un ruolo importante. Infatti la quantità d’acqua e l’umidità del suolo variano a seconda della specie: le piante erbacee e da fiore, il prato, hanno necessità idriche elevate, mentre le piante arboree e arbustive necessitano di poca acqua. Quindi è meglio non piantare vicino queste due tipilogie di piante, ma se proprio necessario lasciate uno spazio tra loro almeno pari alla proiezione sul terreno della chioma.

Le siepi
Le siepi hanno delle radici che si estendono nel prato. Quindi hanno bisogno di un’annaffiatura dal basso piuttosto che sulle foglie. Lo stesso vale per gli arbusti da fiore, evitando così di far cadere i petali mentre per gli alberi più grandi, con tronco dal diametro di 20 – 25 cm o più se si interrompe il getto d’acqua, creano nella loro parte posteriore dannose aree asciutte.

Gli alberi giovani
Gli alberi giovani necessitano di frequenti innaffiature per un migliore attecchimento. Necessitano quindi di un impianto di irrigazione a goccia, posto ad almeno 50 cm dal tronco, il più possibile vicino ai peli radicali, e da far funzionare una sola volta alla settimana per migliorare lo sviluppo in profpondità delle radici in cerca di acqua e per nn far competere quest’ultime con il prato. Gli alberi diventati adulti saranno autonomi e necessiteranno solo di un’irrigazione di soccorso in caso dì prolungati periodi di siccità.

I più assetati
Le piante che necessitano di abbondanti annaffiature ci sono gli aceri, che devono essere piantati in terreni con un buon drenaggio per evitare marciumi radicali, salici e pioppi.

I meno assetati
Invece ci sono altre piante che gradiscono poche annaffiature come le piante grasse, palme, bulbose, tageti, lavanda e rosmarino. I roseti in vece non tollerano abbonadanti innaffiature soprattutto sui fiori e sulle foglie.

Aree con poca disponibilità idrica
In un’area con scarsa disponibilità idrica evitare le essenze con foglie grandi e pendule: perdono troppa acqua dalla superficie fogliare. Le succulente trattengono l’acqua e hanno la superficie rivestita di spine: sono le più indicate per un ambiente secco. Le conifere risentono per una prolungata permanenza delle radici in terreni umidi; provoca fenomeni d’asfissia radicale, che si manifestano prima con un blocco della crescita e poi con i marciumi radicali.

Come Scegliere Posizione delle Piante

Ogni pianta ha bisogno di una certa quantità di luce. Si possono distinguere 4 differenti condizioni di luminosità naturale.

Pieno sole, soltanto poche piante desiderano essere colpite direttamente dal sole, tra cui le piante grasse, mediterranee, la maggior parte delle aromatiche, gli ortaggi da bacca. Nello specifico ci sono piante che vegetano bene sia in luoghi soleggiati, sia in quelli ombrosi, nei quali tuttavia hanno un più ridotto ritmo di crescita e una conformazione più contenuta della chioma: aucuba, tasso, bosso, agrifoglio, lonicera, mania, lauroceraso, edera. Un caso particolare è quello della clematide (Clematis), pianta rampicante dai fiori molto decorativi, che vuole la chioma al sole e il piede all’ombra e al fresco.

Ombra leggera, ombra leggera è di solito creata da alberi alti con fogliame rado, attraverso il quale possono facilmente filtrare i raggi solari. Trovano collocazione ideale la maggior parte degli alberi e degli arbusti ornamentali, molte annuali da fiore, gli ortaggi da foglia.

Semiombra, La semiombra è una zona che rimane completamente in ombra circa 5 o 6 ore in piena estate e riceve i raggi del sole, più o meno diretti, per la restante parte delle ore di luce.
Le piante che richiedono questo tipo di considizione luminosa sono: camelia, ortensia, pieris, rododendro e azalea, osmanto, sinforicarpo, nandina. Tra le erbacee perenni ci sono:aquilegia, astilbe, Salvia nemorosa, Hosta. Tra le bulbose: anemone, mughetto, giglio, martagone.

Ombra piena, è una zona che non riceve mai i raggi solari ed è di solito un ambiente fresco e umido destinato solo a piante che crescono poco. Soltanto in tali condizioni di ombra queste piante prosperano al meglio: felci, pungitopo, aspidistra, scimmia, evonimo.

Alla luce di quanto detto precedentemente bisogna stare attenti nella scelta delle piante e soprattutto nela valutare la zona in cui andranno poste. Infatti mettere a dimora le piante in luoghi ombrosi quando appartengono a specie che invece richiedono il sole pieno, o comunque una buona luminosità, può determinare l’insorgenza di numerosi danni. Ad esempio le foglie possono ingiallire e cadere pramaturamente, le strutture verdi erbacee possono decolorirsi o ancora possono formarsi steli sottili e poco lignificati perchè molto allungati verso la zona colpita dalla luce e le piante indebolite vengono esposte più facilmente agli attacchi parassitari. Nel caso opposto, la collocazione in luoghi soleggiati di essenze che invece richiedono ambienti ombrosi può causare altri tipi di alterazioni. Si può andare incontro in questi casi a scottature e bruciature delle foglie e dei giovani germogli, appassimenti e ad avvizzimenti delle parti verdi non lignificate, a rallentamenti di crescita e perfino alla morte di porzioni delle chiome.

Importanza dell’Azione del Vento

Il vento può avere sia un’azione benefica che dannosa sulle piante.

Ricambio d’aria
Un vento moderato fa evitare all’interno della pianta dannosi ristagni di aria umida i quali favoriscono l’insorgenza di malattie fungine e batteriche (mal bianco, muffa grigia).

Aumento dell’evaporazione
Il vento asciuga facilmente un terreno molto bagnato, impedendo anche la permanenza di pericolosi ristagni idrici.

Traspirazione
Un primo effetto negativo del vento è l’elevata traspirazione che provoca, cioè la perdita di acqua da foglie e da germogli, in quanto vengono continuamente rimossi gli strati di aria umida che tendono a depositarsi sulle superfici traspiranti.
La continua perdita dì acqua dalle parti verdi può determinare condizioni di appassimento più o meno gravi a seconda della forza del vento, nonostante si cerchi di arginare questo problema con una frequente irrigazione.

Organismi e malattie dannose
Inoltre i venti tendono a diffondere pericolosi parassiti animali e spore dì funghi dannosi in grado di colonizzare e di attaccare piante anche distanti tra loro.

Ostacolo alle cure
In presenza di ogni tipo di vento è consigliabile evitare trattamenti antiparassitari, diserbi, irrigazioni a pioggia, poiché i prodotti impiegati, per effetto deriva, vengono deviati dalla direzione prefissata e possono depositarsi nelle zone meno opportune.

Approvvigionamento Idrico

L’approvvigionamento di acqua può avvenire con diverse possibilità scelte in base ai casi. In generale, l’acqua preziosa per le proprie piante può essere ottenuta da acquedotti, pozzi, bacini, cisterne e corsi d’acqua.Diamo uno sguardo, in breve, ad ognuno.

Acquedotto
L’acquedotto fornisce acqua potabile, pulita e quindi anche adatta per innaffiare. La pressione è in genere intorno alle 3 Atm. Il costo è elevato: 3,00 – 6,00 euro per mq d’acqua, ma è la soluzione migliore per l’irrigazione di piccoli spazi. Tuttavia in alcun zone d’Italia, soprattutto al Sud, alcuni comuni per carenza d’acqua vietano l’irrigazione del proprio giardino.

Pozzi
I pozzi forniscono acqua non potabile e possono essere utilizzati per soddisfare le esigenze d’irrigazione. Per poter procedere allo scavo di un pozzo all’interno del giardino bisogna ottenere prima di tutto l’autorizzazione del Comune e poi chiamare personale con attrezzi professionali per poter fare uno scavo verticale profondo dai 20 ai 100 m, a seconda della posizione della falda. L’acqua del pozzo può essere fredda ed in questo caso è meglio utilizzarla al mattino ma anche ricca di sabbia che la rende comunque adatta all’irrigazione. Questi pozzi richiedono la presenza costante di una pompa sommersa perché sono sotto il livello del terreno. Si deve prestare attenzione a non aspirare più acqua di quanta ne entra, per evitare che la pompa si bruci. Il costo di realizzazione aumenta in funzione della profondità ma di solito di aggira intorno agli 85-90 € per metro di profondità.

Acqua piovana
L’acqua piovana è un’altra fonte preziosa di acqua ma per utilizzarla anche dopo la sua emissione dal cielo bisogna possedere una cisterna, in calcestruzzo o in plastica, della capacità di almeno 30-40 mc. L’acqua piovana può richiedere una filtrazione perché sporca di particelle in sospensione, fango e foglie, ed è quasi sempre necessario l’utilizzo di una pompa. Anche in questo caso è una fonte di integrazione.

Corso d’acqua
Può accadere che all’interno del proprio giardino o nelle zone limitrofe ci sia un piccolo corso d’acqua. Prima di servirsene bisogna accertarsi della qualità dell’acqua (cioè che non sia inquinata) e della proprietà del piccolo torrente. All’eventuale proprietario si dovrà, infatti, chiedere il permesso per attingere l’acqua, di solito tramite una pompa, e talvolta può essere richiesto anche il pagamento di una tassa sull’utilizzo. È sempre meglio, a tale proposito, chiedere informazioni all’ufficio tecnico del proprio Comune di residenza.

Importanza dell’Impianto di Irrigazione

L’impianto di irrigazione deve essere progettato per tempo, perchè la sua funzione è di vitale importanza per le piante e il prato che orneranno il nostro giardino. In alcuni casi si decide semplicemente per le irrigazioni con tubo e lancia ma questa soluzione può portare ugualmente al disseccamento di piante per lo scarseggiamento dell’acqua. La funzione dell’impianto d’irrigazione è quella di reintegrare il terreno dell’acqua evaporata, percolata e assorbita dalle piante, mantenendone così il regime idrico. Le piante richiedono acqua per bilanciare le perdite di vapore attraverso gli stomi di foglie e steli dovute all’azione del sole e del vento, e per questo motivo l’acqua deve essere reintegrata attraverso validi metodi di irrigazione, scelti in base alle esigenze del giardino.

Prima di procedere all’installazione dell’impianto di irrigazione bisognerà considerare molti fattori come la geometria dell’area, le zone d’ombra costante, che necessitano di poca acqua, l’esposizione a sud o a nord, la presenza di venti che asciugano il suolo, le depressioni del terreno che possono originare ristagni, la presenza di impermealizzazioni sotterranee, le zone più umide da trattare con materiale drenanti, ecc.

Misurare la portata e la pressione dell’acqua

Generalmente portata e pressione dell’acquedotto sono in grado di alimentare un massimo di 5 irrigatori. Per irrigare un area di 100 mq occorrono circa 3 mc/h di acqua o 3000 l/h. Per conoscere la portata di cui si dispone (la quantità d’acqua che esce dal rubinetto in un minuto), basta aprire al massimo il rubinetto e calcolare i secondi occorrenti per riempire un secchio da 10 l. Se impiega 20 secondi la portata è di 30 l (secondi in un minuto/tempo di riempimento) 60/20= 3 secchi/minuto, (capienza secchio x secchi al minuto) 10×3=30 l/minuto. La pressione si misura in Bar e in Atm. La pressione può diminuire a causa degli attriti dovuti alla scabrezza del tubo, ai cambiamenti di diametro e di percorso dei tubi. Per misurarla occorre applicare un manometro al rubinetto completamente aperto.

Il consumo di acqua degli irrigatori

Il consumo di acqua degli irrigatori si ricava in genere dai dati tecnici dei cataloghi: sommando tutti i consumi dei singoli irrigatori si ottiene il fabbisogno idrico di un impianto. Può succedere che la quantità d’acqua richiesta dalle piante e dal prato sia superiore alla quantità d’acqua erogata. In questi casi è necessario suddividere il giardino in differenti zone comandate da una singola elettrovalvola. Dovranno quindi esserci tante elettrovalvole quante sono le zone, e la centralina governerà l’apertura in sequenza, prima di una e poi dell’altra valvola, irrigando via via tutte le zone. Se non si effettua questa suddivisione la gittata degli irrigatori sarà ridotta rispetto alle normali condizioni e non si otterrà la copertura totale dell’area da irrigare, con conseguente formazione di aree secche o ingiallite.

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